Fairtrade rinnova gli Standard con un approccio basato sul rischio
Fairtrade International introduce una svolta storica: arriva l’approccio basato sul rischio nella revisione degli standard
Fairtrade International sta attraversando uno dei cambiamenti più significativi della sua storia con l'aggiornamento dei suoi Standard, che vede nell'introduzione di un approccio basato sul rischio l'innovazione chiave.
Cosa significa esattamente "approccio basato sul rischio" applicato agli standard?
In concreto, consente ai produttori agricoli di concentrare gli sforzi sull'attuazione dei requisiti sociali e ambientali che rispondono ai problemi più urgenti riscontrati nelle loro aziende agricole.
L’approccio basato sul rischio permetterà alle associazioni dei produttori agricoli di definire le priorità dei criteri sociali e ambientali in base ai rischi specifici che si trovano ad affrontare. I criteri di gestione ed economici, invece, continueranno a essere applicati sempre a tutti i produttori agricoli, indipendentemente dalle circostanze.
Fino ad oggi, gli Standard Fairtrade definivano l'ordine e la tempistica con cui i requisiti sociali e ambientali dovevano essere implementati da tutti, applicando un approccio universale ("one-size-fits-all"). Tuttavia, molte realtà sul campo hanno segnalato che questo modello non si adattava bene alle loro specificità e sottraeva energie a questioni ben più rilevanti.
Con il nuovo approccio, le organizzazioni si concentreranno sull'applicazione dell'insieme completo di criteri per i rischi che devono effettivamente affrontare, riducendo l'impegno a poche azioni di base per le problematiche meno rilevanti.
Questo nuovo approccio è una proposta su cui tutti i membri e gli stakeholder di Fairtrade potranno esprimere un parere durante la prossima consultazione pubblica, prevista da giugno ad agosto 2026.
Perché questo approccio
Fairtrade sta adottando questo modello perché i rischi sociali e ambientali che le imprese agricole si trovano ad affrontare continuano a crescere, determinando un'espansione degli standard che può risultare gravosa da implementare. Dare priorità ai requisiti in base ai rischi identificati mira a rendere le azioni più pertinenti alla realtà dei produttori agricoli; ciò include un uso mirato dei fondi del Premio Fairtrade, la semplificazione della rendicontazione e una comunicazione più chiara delle azioni intraprese su tali questioni critiche.
Questo cambiamento si allinea inoltre con le normative sulla dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambiente (HREDD), comprese quelle in fase di sviluppo nell'Unione Europea, che impongono alle aziende di affrontare per primi i rischi più gravi nelle loro filiere.
Fairtrade ha già introdotto i requisiti HREDD per le organizzazioni di lavoro subordinato (HLO - Hired Labour Organizations) e per i trader, e sta ora integrando questo approccio in tutti i suoi standard.
Utilizzando questo modello, Fairtrade aiuterà chi coltiva la terra a concentrarsi sulle sfide più pressanti, offrendo al contempo a trader e licenziatari una visibilità più chiara sui rischi della filiera, consentendo così un supporto più mirato e un maggiore impatto complessivo.
Come funzionerà in pratica
Il processo inizia con una valutazione del rischio: i produttori agricoli utilizzano uno strumento semplice per verificare i livelli di rischio relativi ai temi sociali e ambientali per il proprio prodotto e paese, così come definiti nella Mappa del Rischio Fairtrade pubblica. La Mappa del Rischio Fairtrade si basa su dati globali regolarmente aggiornati e quest'anno è oggetto di un profondo sviluppo.
Questi livelli di rischio determinano i criteri dello standard a cui conformarsi. Chi presenta un rischio elevato per un determinato tema dovrà soddisfare tutti i criteri esistenti. Ad esempio, in caso di alto rischio di sfruttamento del lavoro minorile, sarà necessario sensibilizzare la comunità, attuare politiche di prevenzione e stabilire procedure di riparazione. Chi invece presenta livelli di rischio medi o bassi per quel tema dovrà rispettare un numero inferiore di requisiti, concentrandosi sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione a seconda dei casi.
Successivamente, le organizzazioni compilano un'autovalutazione per identificare l'impatto dei rischi sui propri soci e quali siano i gruppi più colpiti. Domande strutturate aiutano a individuare i problemi e a mirare l'azione. Possono essere identificati anche nuovi rischi: per esempio, la prova della vulnerabilità dei lavoratori migranti può innalzare il livello di rischio di lavoro forzato di un produttore, richiedendo ulteriori azioni preventive.
Per ridurre le duplicazioni, lo strumento consentirà di presentare documentazione di supporto qualora si sia in possesso di un'ulteriore certificazione con criteri di mitigazione del rischio simili e sottoposta ad audit credibili.
Una volta completata la valutazione, si passa all'attuazione dei criteri pertinenti dello standard. I livelli di rischio possono comunque essere modificati durante gli audit, garantendo che ogni nuova problematica identificata venga affrontata.
I vantaggi di questo approccio
L'approccio basato sul rischio riduce il numero di criteri da soddisfare per i problemi a basso e medio rischio, consentendo di orientare le azioni verso i rischi più elevati e i gruppi più vulnerabili, per attività più pertinenti e una attuazione più efficiente ed efficace.
Poiché le priorità vengono stabilite in base a tali rischi, le aziende partner comprendono meglio in che modo la certificazione risponda alle questioni chiave, e possono orientare ulteriore supporto, investimenti e attività di advocacy dove c'è più bisogno.