Zucchero Fairtrade: il programma per il clima premia agricoltori, industria e ambiente
Dalla gestione del suolo all'energia solare, il Sugar Climate Action Programme sta trasformando le sfide del cambiamento climatico in opportunità concrete per i coltivatori di canna da zucchero. Un modello virtuoso che non solo protegge l'ambiente e i diritti dei lavoratori, ma aiuta le aziende a soddisfare i nuovi e rigorosi standard europei di decarbonizzazione.
La vita di chi coltiva la canna da zucchero è tutt’altro che dolce, anche con il supporto del marchio di sostenibilità più importante al mondo. I coltivatori si trovano ad affrontare una "tempesta perfetta" fatta di cambiamenti climatici, mercati volatili, variazioni della domanda e costi in aumento; tuttavia, stanno reagendo grazie al Sugar Climate Action Programme (Programma di azione climatica per lo zucchero) di Fairtrade.
Il programma si basa sulle raccomandazioni emerse da sei anni di studi indipendenti sull’impronta idrica e carbonica, e include misure per ridurre le emissioni di gas serra, risparmiare acqua e migliorare la salute del suolo, il tutto riducendo i costi e aumentando la resa dei raccolti.
"Ogni progetto è su misura per le esigenze e le ambizioni locali", spiega Monika Berresheim, Senior Advisor per lo zucchero di Fairtrade International. "Ma l'obiettivo comune è rendere le filiere dello zucchero più resilienti ai cambiamenti climatici e alla volatilità del mercato, tagliando al contempo i consumi idrici e le emissioni di CO2. È quello che definirei un approccio win-win, vantaggioso per tutti".
La determinazione di Berresheim è giustificata dai numeri. Il programma, lanciato nel 2020, ha già raggiunto traguardi significativi. I risultati iniziali in Belize, ad esempio, mostrano che l'introduzione dell'irrigazione a energia solare e a goccia può portare a un risparmio idrico fino al 60%, aumentando la resa con emissioni di carbonio neutre. In Malawi, due cooperative stanno testando l'energia solare per ridurre la dipendenza dalle piogge e aggirare le frequenti interruzioni di corrente tipiche delle zone rurali.
In Eswatini, i coltivatori hanno adottato software di gestione dell'irrigazione per monitorare l'uso di acqua ed energia, analizzando il rapporto costi-benefici del solare. I primi dati indicano un calo dei volumi idrici di circa il 20%. "La gestione responsabile dell'acqua è un pilastro del programma", aggiunge Berresheim. "In alcune regioni soggette a siccità, l'irrigazione può rappresentare fino al 65% dell'intero consumo idrico".
Nelle isole Fiji, i produttori affrontano il problema opposto: l'eccesso d'acqua. Seguendo gli studi sull'impronta idrica, la Lautoka Cane Producers Association ha ripristinato i canali di scolo per recuperare i terreni allagati. I risultati? Riduzione del ristagno idrico del 75%, raccolti più abbondanti e un calo delle malattie trasmesse dall'acqua nella comunità.
I costosi fertilizzanti importati rappresentano fino al 45% delle emissioni di alcune aziende agricole fijiane. Per abbattere costi ed emissioni, le cooperative Fairtrade stanno testando l'uso di calce agricola su 20 lotti pilota per ridurre l'acidità del suolo. I test indicano che il pH è salito da 4,5 a 5,8, e i coltivatori confermano che la calce è più economica ed efficace dei fertilizzanti chimici.
Altre storie di successo arrivano da:
Eswatini: Emissioni ridotte drasticamente grazie a fertilizzanti organici, colture di copertura e raccolta della canna verde.
India: La coltivazione biologica ha portato a rese più elevate e suoli più sani, riducendo le emissioni di circa 500 kg di CO2 per ettaro.
Mauritius: Le cooperative hanno visto aumentare la resa di 3,7 tonnellate per ettaro sostituendo i fertilizzanti importati con biofertilizzanti prodotti localmente.
"I produttori Fairtrade tendono già ad avere emissioni molto basse", spiega Berresheim. "In alcuni casi, le aziende si avvicinano allo zero netto (net zero). Questi dati potrebbero aiutare acquirenti e brand a soddisfare i requisiti UE di decarbonizzazione".
Oltre il clima: diritti umani e lavoro
Il cambiamento climatico e i diritti umani sono i due rischi principali per il settore. Parallelamente all’azione per il clima, Fairtrade interviene sui rischi sociali attraverso il programma Better Labour Practices (BLP).
Questo programma opera dove il rischio di violazioni è più alto, specialmente durante il raccolto, quando i piccoli proprietari dipendono fortemente dai tagliatori di canna stagionali. Il BLP punta a mitigare pratiche inaccettabili come il lavoro minorile o forzato e la violenza di genere, combinando formazione sugli standard Fairtrade e supporto diretto alle reti di produttori.
La volatilità dei prezzi resta una sfida, poiché le decisioni di investimento dei coltivatori dipendono dal reddito di ogni singolo raccolto. "Fairtrade accoglie con favore la collaborazione delle imprese per amplificare il nostro impatto collettivo", conclude Berresheim. "Il Sugar Climate Action Programme non aiuta solo gli agricoltori: è un investimento per l'intera industria dello zucchero".
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