La resilienza non è un caso: come la mitigazione del rischio costruisce filiere durature
Costruire una filiera resiliente non è un compito da poco. I problemi sociali e ambientali nelle filiere globali sono diffusi e spesso profondamente complessi: dal lavoro forzato e la discriminazione di genere, fino alla perdita di biodiversità e alla distruzione degli habitat. Districare anche uno solo di questi nodi richiede competenze, un'accurata analisi delle cause profonde e una collaborazione autentica.
Ecco perché un approccio basato sulla mitigazione del rischio, in cui le aziende si concentrano in primis sulle questioni più rilevanti, è essenziale. Porta chiarezza all'interno di una sfida complessa e offre alle imprese un percorso pratico per compiere progressi concreti. Ecco quattro passaggi per aiutare qualsiasi azienda a iniziare.
1. Identificare i rischi prima che si aggravino
Una mitigazione del rischio efficace inizia molto prima che si verifichi un problema. La chiave sta nello sviluppare una chiara comprensione dei rischi specifici del proprio settore e dei Paesi in cui si opera o da cui si approvvigiona. Si parte con una mappatura completa di tutti i rischi sociali e ambientali lungo le proprie attività e filiere. È importante ricordare che non si tratta solo dei rischi a breve termine che un problema potrebbe comportare per la propria azienda, ma dei rischi per le persone e l'ambiente a cui l'impresa è collegata e a cui potrebbe contribuire attraverso la propria filiera.
Più rischi si riescono a identificare, meglio preparata sarà l'azienda nel prevenire e affrontare i danni, preparando al contempo la filiera ad affrontare shock e interruzioni future. Inoltre, non si tratta di un esercizio puramente matematico. Spesso i dati quantitativi precisi su queste tematiche scarseggiano, motivo per cui vale la pena prestare attenzione a ogni tipo di informazione disponibile, non solo ai numeri più facili da misurare.
Strumenti come la Fairtrade Risk Map offrono una panoramica utile dei rischi identificati da Fairtrade nei diversi settori e regioni, e possono rappresentare un prezioso punto di partenza per questo tipo di valutazione.
2. Affrontare le cause profonde, non solo i sintomi
Molti dei rischi ambientali e relativi ai diritti umani riscontrati nelle filiere globali affondano le radici nella povertà. Ciò significa che uno dei passaggi più essenziali per un'azienda consiste nell'aiutare ad aumentare i salari di chi lavora e i redditi dei piccoli produttori agricoli. Ogni persona ha diritto a un tenore di vita adeguato. Non si tratta di un semplice extra facoltativo.
Redditi e salari dignitosi costituiscono anche la base di altri diritti umani fondamentali, tra cui il diritto al cibo, a un alloggio, ai servizi igienico-sanitari, alla salute e alla protezione dallo sfruttamento del lavoro minorile. Tuttavia, spesso rimangono fuori portata. E senza un reddito dignitoso, chi coltiva la terra ha pochissimo margine per investire negli aspetti cruciali per la continuità delle filiere e per le sfide a lungo termine, come la mitigazione del cambiamento climatico o la tutela di foreste, biodiversità, acqua e suolo.
È qui che meccanismi come il Prezzo Minimo Fairtrade e il Premio Fairtrade svolgono un ruolo primario, insieme alla pratica di pagare Prezzi di Riferimento per un Reddito Dignitoso (Living Income Reference Prices - LIRP), che aiutano a colmare il divario tra quanto i produttori guadagnano attualmente e ciò di cui hanno bisogno per vivere in modo dignitoso.
3. Investire nella resilienza a lungo termine
La vera resilienza non si costruisce semplicemente modificando un codice di condotta, inasprendo un contratto o effettuando l'ennesimo audit. Richiede investimenti concreti e la disponibilità da parte delle aziende ad accettare una responsabilità condivisa per le sfide presenti nelle proprie filiere. I danni lungo la filiera sono raramente causati da una sola parte. Un fornitore potrebbe faticare a rispettare gli standard del lavoro, ad esempio, perché un acquirente spinge per ottenere prezzi più bassi o scadenze più strette. Per questo la collaborazione è così fondamentale: non solo per risolvere i problemi quando si presentano, ma per affrontarne le cause profonde. In concreto, ciò significa che le imprese devono andare oltre la semplice verifica dei fornitori. Dovrebbero:
Collaborare con i fornitori, considerando l'interruzione di una relazione commerciale come extrema ratio, da utilizzare solo quando rischi o violazioni gravi non possono essere risolti in altro modo.
Condividere in modo equo i costi della due diligence, compresi i costi di prevenzione, mitigazione e riparazione dei danni, affinché non gravino in modo sproporzionato sugli attori più vulnerabili della filiera.
Esaminare le proprie pratiche di acquisto. Le politiche di prezzo, la durata dei contratti o gli ordini dell'ultimo minuto stanno causando danni più a valle nella filiera?
Utilizzare metodi di raccolta dati accessibili e fattibili per tutte le parti coinvolte, garantendo che ogni attore mantenga la proprietà dei propri dati. In Fairtrade incoraggiamo relazioni a lungo termine con le Organizzazioni di Piccoli Produttori (SPO) e, attraverso i nostri programmi, aiutiamo a facilitare la responsabilità condivisa e la collaborazione concreta tra tutte le realtà coinvolte nella filiera.
4. Ascoltare i propri partner commerciali
Quando si tratta di individuare le modalità più efficaci per mitigare i rischi, uno dei passaggi più pratici che un'azienda può compiere è semplicemente parlare con le persone coinvolte. Laddove i problemi ambientali o relativi ai diritti umani sono gravi, gli stakeholder locali sono molto spesso già al lavoro per mitigarli e porvi rimedio. La cosa più efficace che un'impresa può fare è unirsi a questi sforzi esistenti anziché partire da zero.
Questo principio è ampiamente riconosciuto negli standard internazionali di due diligence. Le linee guida dell'OCSE sulla due diligence, ad esempio, chiariscono che ogni fase della sui diritti umani dovrebbe essere informata dal parere delle persone i cui diritti sono in gioco.
Si tratta di un principio che è anche al centro dell'approccio di Fairtrade: le persone devono avere voce in capitolo nelle decisioni che determinano la loro vita. Il nostro progetto sui dialoghi riflette nella pratica questo impegno, creando uno spazio in cui produttori agricoli, lavoratori e aziende possono confrontarsi direttamente.
Costruire la resilienza insieme
Le filiere resilienti non si costruiscono dall'oggi al domani e non nascono dall'azione isolata di una singola azienda. Sono il risultato di investimenti continui, collaborazione sincera e di un impegno autentico nell'ascoltare le persone in ogni fase della filiera.
In Fairtrade questo è il lavoro che svolgiamo ogni giorno: aiutare le imprese a identificare i rischi, ad affrontare le cause profonde, a investire in un cambiamento duraturo e a creare il tipo di partnership che rende possibile la resilienza. Se desideri scoprire di più su come Fairtrade può supportare la tua azienda nella costruzione di una filiera più resiliente e responsabile, contatta il nostro team oggi stesso.